

108. Il totale coinvolgimento degli stati europei nell'espansione
coloniale.

Da: R. Remond, Introduzione alla storia contemporanea, Rizzoli,
Milano, 1976.

La vigorosa ripresa del colonialismo, che si verific in Europa a
partire dagli anni '80 dell'Ottocento, venne alimentata non solo
dalle grandi potenze coloniali come Francia ed Inghilterra, ma
anche da nazioni emergenti quali Germania, Italia e Russia. Essa
trasse forza e consenso, come suggerisce qui lo storico francese
Ren Remond, sia dal montante nazionalismo che si diffondeva nel
nostro continente, sia dalle esigenze della crisi di
sovrapproduzione, che colpiva i paesi industrializzati e li
spingeva a cercare nelle colonie sbocchi alle loro merci. Attriti
e scontri determinati da questo nuovo fervore colonialistico si
moltiplicarono in Africa e in Asia, mettendo in grave pericolo la
stessa pace.

A partire dal 1880 circa, una serie di mutamenti abbastanza
importanti cominciano a dare una nuova fisionomia all'espansione
coloniale dell'Europa.
Il numero dei paesi interessati si accresce, il cerchio si
allarga. Le antiche potenze coloniali s'erano suddivise anch'esse
in varie ondate: ai portoghesi e agli spagnoli non rimangono altro
che i brandelli del loro impero, mentre i Paesi Bassi sviluppano
il proprio in Indonesia. La seconda ondata comprende la Francia e
la Gran Bretagna che, nel diciannovesimo secolo, hanno esteso o
ricostituito un impero. La monarchia di luglio [retta da Luigi
Filippo dal 1830 al 1848] si stabilisce in Oceania, in Algeria,
nel Dahomey, sulla Costa d'Avorio. Il Secondo Impero [fondato da
Napoleone terzo, 1852-1870] estende la penetrazione partendo dal
Senegal, si afferma in Indocina, con la Cocincina e il
protettorato sulla Cambogia. La Terza Repubblica, riprendendo e
continuando l'opera dei precedenti regimi, costituisce le
federazioni dell'Africa occidentale, dell'Africa equatoriale,
dell'Indocina, e costruisce un grandissimo impero coloniale.
A queste cinque vecchie potenze coloniali (Portogallo, Spagna,
Paesi Bassi, Gran Bretagna, Francia) si aggiungono nuovi
competitori. Sono gli Stati di recente unificati, convinti che il
possesso di un impero coloniale sia l'attributo dell'indipendenza
e il simbolo della potenza. L'amor proprio nazionale, al principio
della loro espansione, svolge un ruolo non meno importante che per
le potenze coloniali di vecchia data. Guglielmo secondo
[imperatore tedesco dal 1888 al 1918], allargando la sfera
d'azione della Germania, e passando dalla politica europea di
Bismarck a una Weltpolitik [politica mondiale] nutre 1'ambizione
di dare alla Germania delle colonie: in Africa il Camerun, il
Togo, il Sud-Ovest africano, l'Africa orientale, intorno a
Zanzibar. La Germania si interessa anche alla Cina, partecipa al
suo smembramento, ottiene delle concessioni nello Shantung.
L'Italia, giunta assai tardi all'unit nazionale, e che aspira
anch'essa a crearsi un impero, si annette l'Eritrea nel 1896 ed
entra in guerra con la Turchia nel 1912, per il possesso della
Libia. Il Belgio, ad un tratto, si trova alla testa d'un impero
con il Congo, che il suo sovrano Leopoldo secondo gli lascia in
eredit.
Analogo e insieme diverso  il caso della Russia, che colonizza
seguendo un criterio di contiguit, di vicinanza. Il numero delle
potenze coloniali, perci, verso la fine del secolo raggiunge
quasi la decina.
Secondo fatto che contribuisce a caratterizzare gli anni 1890-
1914: questo aumento si verifica nel momento preciso in cui le
terre disponibili si rarefanno. L'Africa ancora quasi totalmente
sconosciuta ai primi del diciannovesimo secolo, alla fine del
secolo  colonizzata per i nove decimi. Un congresso a Berlino,
nel 1885, mette un po' d'ordine nelle cupidigie coloniali e opera,
su un piano amichevole, una ripartizione delle zone d'influenza e
delle zone d'occupazione. La Cina, desiderata da tutte le grandi
potenze, viene smembrata. L'aumento del numero dei competitori, la
rarefazione delle terre disponibili contribuiscono a inasprire e
accelerare l'espansione coloniale, che per la prima volta assume
il carattere di una gara di velocit, per cui ogni paese dispiega
mezzi sempre pi considerevoli.
I governi agiscono ormai col concorso dell'opinione pubblica, che,
rimasta per tanto tempo indifferente e perfino refrattaria al
fatto coloniale, comincia ad appassionarsi, prende coscienza della
portata dell'opera compiuta, e fiera dell'immensit di certi
imperi, comincia a capirne i vantaggi materiali e politici, e vi
si attacca. Nasce un sentimento imperialistico. L'orgoglio
nazionale, che fino allora aveva limitato il suo campo
d'applicazione al territorio delle nazioni europee, trova nuovo
alimento nelle dipendenze coloniali. E' l'idea per cui ogni
territorio sul quale ha sventolato, in qualsiasi momento, la
bandiera nazionale, fa ormai parte della comunit: l'integrit
territoriale. Ormai, non si tollerano pi n concessioni n
amputazioni. In Francia, questo punto di vista si esprime nel
momento in cui il presidente del Consiglio, Joseph Caillaux
[presidente del consiglio nel 1911 e pi volte ministro],
sottopone alla ratifica parlamentare un trattato negoziato con la
Germania, che d alla Francia il Marocco in cambio di alcuni
territori nell'Africa equatoriale e di una rettifica delle
frontiere tra il Congo e il Camerun (1911). Una parte dei
parlamentari gli rimprovera molto aspramente d'aver lasciato
violare l'integrit territoriale. Le colonie cominciano a far
parte del patrimonio nazionale.
In Gran Bretagna, si pu far risalire la nascita del sentimento
imperialista all'azione di Disraeli [Benjamin Disraeli pi volte
primo ministro nella seconda met dell'Ottocento]. E' Disraeli
che, allontanandosi dalla dottrina liberale, fa sentire alla Gran
Bretagna la fierezza del suo impero. E' lui che, con la sua
immaginazione romantica, il suo senso dei simboli, ha l'idea di
far incoronare Vittoria imperatrice delle Indie, nel 1877. In
Francia, si sviluppa nel Parlamento un potente partito coloniale,
col quale i governi devono fare i conti. Jules Ferry [primo
ministro fra il 1880 e il 1885] viene spazzato via alla notizia
del disastro di Langson, nel 1885. Fascioda [localit del Sudan,
dove nel 1898 scoppi una crisi coloniale tra Francia e
Inghilterra] mobilita 1'anglofobia: la Francia  pronta alla
guerra per vendicare l'umiliazione inflitta da Kitchener
[comandante inglese a Fascioda] al generale Marchand. L'Italia
risente duramente del disastro di Adua dove gli etiopici hanno
battuto in campo aperto un'armata italiana (1896), e Agadir [porto
del Marocco, fonte di attrito tra Francia e Germania]  sentito
dall'opinione pubblica francese come un affronto (1911). Le
opinioni pubbliche sono pronte a fare la guerra per le colonie. Un
elemento passionale anima ormai la colonizzazione.
Infine, l'intervento di fattori economici pi pressanti e pi
decisivi d a questo quarto di secolo la sua compiuta fisionomia.
Se, fin verso il 1875-1880, eccettuata la Gran Bretagna nei
confronti dell'India, le considerazioni puramente commerciali sono
state secondarie, non pu dirsi lo stesso a partire dal 1880,
quando lo sviluppo dell'industria, la necessit di procurarsi
materie prime, la preoccupazione degli sbocchi stimolano la
conquista coloniale. Appare l'imperialismo, nel senso economico
del termine.
L'antagonismo che mette di fronte la Francia e la Germania a
proposito del Marocco ha, fra l'altro, anche motivi economici.
A partire dalla fine del secolo, il moltiplicarsi dei competitori,
la rarefazione delle terre disponibili, la mobilitazione
passionale dei fattori economici provocano una maggiore rivalit
tra le potenze europee che fino allora, in ordine sparso, potevano
perseguire la loro espansione senza intralciarsi a vicenda. Gli
antagonismi che le mettevano l'una contro l'altra, anche in
Europa, sono ormai trasferiti sui teatri esterni. E' una minaccia
in pi che grava sulla pace.
